Prendiamocene cura

Al giorno d’oggi è facile rompere, soprattutto accidentalmente, un oggetto di uso quotidiano, frullatore, radio, etc.
Ma immaginate per un istante che siamo in una situazione in cui non è possibile recarsi al supermercato per acquistare nuovamente l’oggetto che si è sbadatamente rotto, ed è un oggetto importante, che ci occorre per poter magari cucinare? Come risolviamo la situazione?

Sicuramente il sistema c’è, dopotutto siamo prepper, ma ciò comporta una perdita di tempo e risorse per escogitare una soluzione al problema.

Quello di non prestare attenzione nell’uso degli oggetti che usiamo nel quotidiano è un tipico atteggiamento dei tempi odierni governati dal consumismo cronico, che spinge all’acquisto facile ed economico, la tipica frase che si ripete è “fa nulla se si rompe, tanto per quello che l’ho pagato…”.

Ed è qui il grave errore, la situazione ambientale odierna è il risultato di acquisti compulsivi, fatti senza considerare l’importanza di quello che si acquista.

I nostri nonni lo sapevano bene e prima di acquistare un qualcosa si accertavano che fosse di qualità e che durasse il più possibile, dopotutto le risorse economiche dell’epoca non erano gran che e le prospettive future non sono delle migliori, altra cosa che facevano è usare l’oggetto nel miglior modo possibile e prestando massima attenzione a come lo trattavano, in fin dei conti se lo rompevano erano grossi guai essendo quell’oggetto visto come un investimento per migliorare il proprio stile di vita.

Loro sapevano, o meglio imparavano, anche a riparare gli oggetti che avevano, vuoi per ristrettezze economiche, vuoi per un valore affettivo che davano a ciò che compravano, oggi invece se si rompe si ricompra e il vecchio si butta accrescendo in maniera vertiginosa i cumuli di rifiuti che attanagliano tutto il mondo e incentivando sempre più l’estrazione di materie prime per costruire cose che tante volte neanche ne abbiamo bisogno.

Oggigiorno purtroppo molti oggetti di uso comune sono progettati proprio per essere usa e getta, impossibili da riparare cosa che invece non accadeva alcuni decenni fa, in merito a questa tendenza si sono sviluppate molte attività volontarie fatte da artigiani e tecnici in pensione che mettono al servizio di chi economicamente non in grado di affrontare queste spese, la propria esperienza riparando gratuitamente gli elettrodomestici, molti dei quali soggetti a obsolescenza programmata, e c’è di più ci sono anche movimenti di persone che rifiutano tutto ciò che è elettrico ritornando ad acquistare prodotti che funzionano a mano come macina caffè, tritacarne, mini mulini etc, con un notevole risparmio in termini di energia, denaro e il più delle volte anche la qualità dei risultati ci guadagna.

Rispettare ciò che abbiamo non è un attaccamento materiale ma bensì un rispettare il lavoro di qualcun altro che se impegnato a progettare e costruire quello che si sta usando per migliorare la nostra vita.

Questo atteggiamento ha portato a dei nuovi sistemi di marketing “il subito pronto” ovvero, soprattutto in ambito alimentare, il cocco già sbucciato e impacchettato in confezioni di plastica, l’aglio già aperto e confezionato in imballi di plastica, stessa sorte per arance, banane, quasi come a dire “non siete in grado di sbucciarli, lo facciamo noi per voi”, senza considerare che questi prodotti hanno già un loro imballo naturale e biodegradabile e non hanno bisogno di quello in plastica che altro non fa che accumularsi nelle discariche e nei nostri mari.

Dovremmo riprendere a vivere una vita di essenzialismi e anche di autoproduzione, non c’è cosa più buona che godersi i frutti del proprio lavoro, ancor più se si tratta di cibo o bevande autoprodotte, in questo modo possiamo imparare a valorizzare sia gli oggetti che usiamo sia il cibo che mangiamo, dando anche una mano al nostro pianeta che è anche la nostra casa.

Autore: Alkemist
Associazione Italiana Prepper

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