Io Sono un Prepper

Salve a tutti, il mio nome è Pasquale, sono il vicino di casa, sono il papà che porta il figlio al parco, sono l’operaio che lavora in fabbrica o il soccorritore della croce rossa, ma soprattutto sono un PREPPER.

Non vado in giro armato di machete dietro la schiena, in tenuta mimetica con la maschera anti-gas indossata, ma ho un bagaglio di conoscenze che mi consente (per quanto possibile) di far fronte, nel migliore di modi, a situazioni che possono accadere sia a me che al luogo in cui mi trovo e modificare il mio stile di vita.

Gli avvenimenti di queste ultime settimane hanno causato molta paura e disorientamento, il dover far fronte ad una minaccia invisibile, come il COVID-19, ha destabilizzato lo status quo in cui la popolazione mondiale si crogiolava.

Sui social di ogni tipo s’è visto un crescendo esponenziale di adesioni e iscrizioni a gruppi e community di prepper di tutto il mondo, sintomo di una ricerca spasmodica di risposte e soluzioni ad un problema di portata globale.

Però quello che non se visto è il “prima” dell’emergenza, ossia la ghettizzazione e l’etichettatura dei prepper; definiti paranoici, accumulatori seriali e molti altri appellativi che definirli poco piacevoli è riduttivo.

A questo punto, ragionando a freddo verrebbe da comportarsi come nella fiaba della cicala e la formica (non a caso il simbolo più usato dalle comunità prepper), dapprima derisi per mentalità e pratiche ora invece diventati baluardo per prepararsi e non essere sprovveduti, non sarebbero da biasimare se i prepper si rinchiudessero nei fantomatici bunker con scorte di medicinali, mascherine e viveri mentre tutti gli altri si affannano alla ricerca di questi prodotti.

Fatta questa premessa egoistica e a tratti penosa, torniamo con i piedi per terra e parliamo di chi sono realmente i prepper.

Da presidente dell’Associazione Italiana Prepper vi posso assicurare che non siamo come Hollywood ci descrive, almeno noi dell’AIP, anzi abbiamo aperto le nostre porte a chi ci ha chiesto aiuto, spiegando come organizzarsi, dove andare a fare la spesa, a chi rivolgersi per avere notizie certe e non fake news che sono più virulente del virus stesso.

Il nostro modo di fare altro non è che una versione moderna di quello che facevano i nostri nonni, basti pensare alle conserve e alla legna spaccata in estate per poi usufruirne in inverno, in tempi di carestia cercavano di rendersi indipendenti in modo da potersela cavare in ogni situazione, il nostro retaggio storico è fatto di persone che hanno vissuto uno dei periodi più bui della storia ossia la Seconda Guerra Mondiale.

Una guerra combattuta proprio in casa nostra dalle Alpi all’Etna, una situazione in cui i nostri predecessori hanno fatto dell’arte di arrangiarsi e di quella dalla prevenzione una vera e propria Scienza e di cui noi prepper del 2000 raccogliamo i frutti mettendo in pratica accorgimenti che ci consentono di superare le avversità piccole e grandi, ma senza dimenticare il lato umano, porgendo la mano a chi non è stato previdente.

Tra di noi ci sono soccorritori della Croce Rossa, Protezione Civile, Medici, Militari, Avvocati, Meccanici, Agricoltori, tutti accomunati da un unico ideale ossia che al mondo occorre essere preparati ad ogni evenienza mettendo a disposizione della comunità le nostre conoscenze.

Il messaggio principale è questo, siamo troppo spesso vittime della consuetudine e del conformismo, a tal punto che qual ora ci si imbatte in un individuo che ragiona fuori dagli schemi la nostra prima reazione è quella di isolarlo e tal volta denigrare la sua scelta di vita alternativa, senza però considerare che probabilmente un domani la sua scelta potrà essere migliore della nostra, ragion per cui abbandoniamo i luoghi comuni e ascoltiamo cosa hanno da dirci i prepper perché potrebbero in un certo qual modo aiutarci a superare indenni le avversità che la vita quotidianamente ci propone con la filosofia della formica.

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